a. 1160, Archivio Capitolare di Aversa, pp. 135-136, doc. LXXVII

X In nomine domini nostri Ihesu Christi Dei eterni. Anno ab incarnatione eiusdem [.MCLX., mense] februarii, indictione .VIII., nono anno regni domini nostri Willelmi, Dei [gratia Sicilie, ducatus] Apulie et principatus Capue potentissimi regis.
Ego Rogerius, Pipini tanatoris, qui sum unus ex burgensibus civitatis Averse, u[na cum] Iohanne, et Donadeo, et Iacobo, filiis meis, declaramus tam presentibus quam futuris, quam n[ostra promp]tissima voluntate, per hoc videlicet scriptum, et in presentia domni Gualterii, venerabilis Aversani ep[iscopi], et Alexandri iudicis aliorumque subscriptorum testium, in perpetuum, concedimus, damus, et tradimus atque venundamus tibi Guiscardo archidiacono ecclesie Beati Pauli, ad opus congregationis ipsius ecclesie, scilicet, pro anniversario faciendo domne Marie, uxori quondam Zophonis de Gragnano, integras duas pecias terre nobis pertinentes, que esse videntur in territorio ville Degazani, in loco qui dicitur ad Massillanum, cum sepibus et limitibus. et viis suis ibidem intrandi et exeundi, et cum omnibus que in ea habentur subter et super, ad habendum, et possidendum, et fruendum, et faciendum exinde quicquid rectoribus ipsius placuerit congregacionis, ad utilitatem et possessionem illius congregationis, remota omni calumpnia vel molestia, que a nobis vel a poste[ris nostris, aliq]uo tempore, pro ipsa terra sit facienda eidem congregacioni vel rectoribus eius. Prima vero pecia terra que est ad Massillanum hos habet fines: a parte orientis habet passus .clxx., finis terra Minchii et Nicolai Gallardi; ab occidente habet passus totidem, finis terra Petri iudicis et fratrum eius; a septentrione habet passus .xii. et palmum .i., finis [via p]ublica; a meridie habet passus totidem et palmum .i., finis closura Sancti Pauli. Altera pecia est in loco qui vocatur ad Chese, habetque hos fines: ab oriente habet passus .xxvi. et medium, finis terra Mathei Peregrini; a meridie habet passus .lxxvi., finis via publica; a septentrione habet passus .lxxvi. et palmos .v., finis terra eiusdem Mathei et terra Martini Businga; ab occidente habet passus .xxviii. et palmos .vi., finis terra ospitalis Sancti Iacobi de Mer[cato]: mensuratos omnes cum passu de Friano. Hanc inquam terram his finibus determinatam ita firmiter ego predictus Rogerius Pipini, una cum supramemoratis filiis meis, damus et venundamus iamdicte congregacioni, ut nemini liceat de predicta terra aliquam calumpniam inferre eidem congregacioni vel rectoribus eius. Et manifestus sum ego qui super Rogerius Pipini, quam, pro hac nostra donatione et venditione, recepi a te, supradicto Guiscardo archidiacono, ex parte memorate congregacionis, tarenos bonos de moneta Amalfie quattuorcentos d[ecem], sicut inter nos convenit, unde obligamus tam nos quam heredes nostros antestare et defendere pr[edictam] terram contra omnes homines qui inde eidem congregacioni calumpniam intulerint, aut auferre vel [inquietare] temptaverint; et non sit nobis licitum, vel per nos, vel per aliquam submissam personam, illam terram iamdicte [congregacioni] auferre, nec aliquid ex ea, set semper rectores eiusdem libere, quiete et in pace teneant, possideant et [fru]antur ea ad opus et proficuum congregacionis. Si autem nos, sive posteri nostri, aliquo adveniente tempore, illud quod hoc scripto continetur quolibet modo disrumpere vel dolose removere temptaverimus, obligamus nos componere libram unam auri purissimi, medietatem regie curie et medietatem prephate congregationi, vel rectoribus eius. Solutaque auri pena, hoc scriptum, cum omnibus que continet, firmum, munitum atque inviolabile maneat in perpetuum; et ut verius credatur et firmius teneatur, hanc cartulam memorate congregationi fieri precepimus et factam, signis crucis signavimus, et subscriptos testes ut se subscriberent rogavimus.

Signum X crucis manus predicti Rogerii Pipini.
Ego X Iohannes, filius eius, omnia que in hac cartula leguntur laudo et confirmo.
Ego X Donadeus, ipsius filius, consensi et subscripsi.
Ego X Iacobus, filius illius, consensi et subscripsi.
Huic donationi et venditioni hee quoque interfuerunt persone: Iordanus de Revello, Robbertus filius Raonis, Willelmus Pictavensis, canonicus; Robbertus de Sancto Archangelo, Iohannes de Plumbala, Symon Pictaviensis, Alaermus Capharus, Robbertus Garardi, Rogerius de Surrento, Petrus Monachus, Iohannes Scalciavacca, Stabilis de Sancto Elpidio, Iohannes Lagnes, Bernardus de Viana, Robbertus de Lando, Willelmus de Cicada.

X Ego Alexander, notarius Averse, rogatus a predicto Rogerio Pipini et a supradictis eius filiis, hanc cartulam venditionis manu propria scripsi.





X Nel nome del Signore nostro Gesù Cristo Dio eterno, nell’anno [MCLX] dalla sua incarnazione, [nel mese] di febbraio, VIII indizione, nel nono anno di regno del signore nostro Guglielmo, [per grazia] di Dio potentissimo re di [Sicilia, del ducato] di Puglia e del principato di Capue.
Io Ruggiero, figlio di Pipino conciatore, uno degli abitanti del borgo della città di Averse, [insieme con] Giovanni e Donadeo e Giacomo, figli miei, dichiariamo tanto ai presenti che ai posteri, che per n[ostra pron]tissima volontà, invero mediante questo scritto, e in presenza di domino Gualterio, venerabile v[escovo] aversano, e del giudice Alessandro e di altri testimoni di sotto scritti, in perpetuo, concediamo, diamo, e consegniamo e vendiamo a te Guiscardo arcidiacono della chiesa del beato Paolo, all’opera della congregazione della stessa chiesa, cioè, per celebrare l’anniversario di domina Maria, moglie del fu Zophonis di Gragnano, due integri pezzi di terra a noi appartenenti, che risultano essere nel territorio del villaggio Degazani, nel luogo detto ad Massillanum, con le siepi e i confini, e con le loro vie per entrarvi e uscirne, e con tutte le cose che in essi vi sono sotto e sopra, affinchè tu le abbia, e le possieda, e ne prenda i frutti, e si faccia dunque quel che piacerà ai rettori della detta congregazione, per l’utilità e il possesso della congregazione, senza alcuna calunnia o molestia che da noi o dai poste[ri nostri, in qualsiasi] tempo, potrebbe farsi per la stessa terra alla detta congregazione o ai suoi rettori. Invero il primo pezzo di terra che è ad Massillanum ha questi confini: dalla parte di oriente ha passi CLXX, è confine la terra di Minchio e Nicola Gallardo; a occidente ha altrettanti passi, è confine la terra di Pietro giudice e di suo fratello; a settentrione ha passi XII e palmi I, è confine la [via p]ubblica; a mezzogiorno ha altrettanti passi e palmi I, è confine la terra chiusa di san Paolo. L’altro pezzo è nel luogo chiamato ad Chese, e ha questi confini: a oriente ha passi XXVI e mezzo, è confine la terra di Matteo Peregrino; a mezzogiorno ha passi LXXVI, è confine la via pubblica; a settentrione ha passi LXXVI e palmi V, è confine la terra dello stesso Matteo e la terra di Martino Businga; a occidente ha passi XXVIII e palmi VI, è confine la terra dell’hospitale di san Giacomo de Mer[cato]: tutti misurati con il passo di Friano. Questa terra, dico, determinata con questi confini, in questo modo fermamente io predetto Ruggiero di Pipino, insieme con gli anzidetti figli miei, diamo e vendiamo alla predetta congregazione, affinché a nessuno sia lecito attaccare con qualsivoglia calunnia a riguardo della predetta terra la detta congregazione o i suoi rettori. E io suddetto Ruggiero di Pipino dichiaro che, per questa nostra donazione e vendita, ho ricevuto da te, anzidetto Guiscardo arcidiacono, da parte della predetta congregazione, quattrocento d[ieci] buoni tareni della moneta di Amalfie, come fu tra noi convenuto. Pertanto ci obblighiamo sia noi che i nostri eredi a sostenere e difendere la pr[edetta] terra contro tutti gli uomini che dunque portassero calunnia alla detta congregazione, o osassero sottrarla o [arrecare molestia]; e non sia a noi lecito, né tramite noi stessi né tramite qualsiasi persona sottoposta, sottrarre alla detta [congregazione] la terra né qualcosa da essa, ma sempre i suoi rettori liberamente, in quiete e in pace la tengano, la possiedano e ne godano i frutti per le opere e l’interesse della congregazione. Se poi noi, o i nostri posteri, in qualsiasi tempo futuro, tentassimo in qualsiasi modo di violare o dolosamente di rimuovere quello che è contenuto in questo scritto, prendiamo obbligo di pagare come ammenda una libbra d’oro purissimo, metà alla Regia Curia e metà alla predetta congregazione e ai suoi rettori. E pagata la pena in oro, questo atto, con tutte le cose che contiene, fermo, forte e inviolabile rimanga in perpetuo; e affinché più degno di fede sia creduto e più fermamente sia mantenuto, abbiamo comandato che questo atto fosse fatto per la predetta congregazione e una volta fatto lo abbiamo contrassegnato con il segno della croce, e abbiamo chiesto che i sottoscritti testimoni lo sottoscrivessero.

Segno X della croce della mano del predetto Ruggiero di Pipino.
Io X Giovanni, suo figlio, lodo e confermo tutte le cose che in questo atto si leggono.
Io X Donadio, figlio dello stesso, ho acconsentito e sottoscritto.
Io X Giacomo, figlio di quello, ho acconsentito e sottoscritto.
A questa donazione e vendita anche queste persone furono presenti: Giordano di Revello, Roberto figlio di Raone, Guglielmo Pictavensis, canonico; Roberto di Sancto Archangelo, Giovanni de Plumbala, Simone Pictaviensis, Alaermus Cafaro, Roberto Garardi, Ruggiero di Surrento, Pietro Monaco, Giovanni Scalciavacca, Stabile di Sancto Elpidio, Giovanni Lagnes, Bernardo de Viana, Roberto de Lando, Guglielmo de Cicada.

X Io Alessandro, notaio di Averse, richiesto dal predetto Ruggiero di Pipino e dai sopradetti suoi figli, questo atto di vendita con la mia propria mano scrissi.